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	<title>Jack Anima, ovunque vivo e qui scrivo</title>
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	<description>“L'amore è un'essenza così immensa e forte a cui tutto è permesso, anche di far innamorare chi non vuole” (J.A.)</description>
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		<title>Jack Anima, ovunque vivo e qui scrivo</title>
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		<title>Azione Cattolica, tumore e Stefania (Jack Anima)</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 10:37:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jack Anima</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[


Ho delle fitte nello stomaco e penso che morirò presto. Forse, anche prima di Natale. Ma, in fin dei conti, me ne sbatto, tanto prima o poi, doveva succedere.
Ma prima di farlo – cioè di morire, intendo &#8211; voglio vedere cosa significa davvero pregare Dio. Da piccolo andavo all&#8217;Azione Cattolica – dove insegnano a pregare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=jackanima.wordpress.com&blog=1406618&post=32&subd=jackanima&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="icon"><img class="spritemap_icons sx_note" src="http://static.ak.fbcdn.net/images/spacer.gif?6:11" alt="" /></div>
<div class="photo photo_left">
<div class="photo_img" style="text-align:center;"><a href="http://www.facebook.com/photo.php?pid=237528&amp;op=1&amp;view=all&amp;subj=52497705812&amp;aid=-1&amp;oid=52497705812&amp;id=1045367682"><img src="http://photos-a.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v1333/192/107/1045367682/a1045367682_237528_6525.jpg" alt="" /></a></div>
<p>Ho delle fitte nello stomaco e penso che morirò presto. Forse, anche prima di Natale. Ma, in fin dei conti, me ne sbatto, tanto prima o poi, doveva succedere.<br />
Ma prima di farlo – cioè di morire, intendo &#8211; voglio vedere cosa significa davvero pregare Dio. Da piccolo andavo all&#8217;Azione Cattolica – dove insegnano a pregare e menate varie &#8211; ma lo facevo per via di mia madre, che diceva che Dio ci aiuta e che dobbiamo andarlo a trovare spesso, e per mio padre, che pensava fosse meglio andare in Chiesa che stare per strada. Io, in strada, ci stavo bene e penso di essere cresciuto ritto ritto – oltre a saper impennare con la bici, ripezzare un pallone e altro.<br />
I primi brutti ricordi ce li ho all&#8217;Azione Cattolica e non vi sto a raccontare il perché e con chi.<br />
Se è la verità quella che devo dire, non ho mai capito bene cosa volesse dire &#8216;pregare&#8217;. Formule magiche? Frasi convenzionali? Rito di sottomissione? Monologhi interiori?<br />
Ora, con quello che penso di avere nello stomaco, forse, l&#8217;unica cosa che mi resterebbe di fare sarebbe pregare, pregare forte forte, pregare che quelle dannate lastre&#8230; vabbè, lasciamo perdere.</p>
<p>PS. Ieri, una persona cara mi ha comunicato che Stefania, una ragazza conosciuta ai tempi dell&#8217;Azione Cattolica, potrebbe non arrivare a Natale. Si tratta di un tumore. E&#8217; già da qualche giorno che rifiuta il cibo e perde più di un chilo ogni ventiquattrore. Suo marito piange per diverse ore durante la giornata, ma mai davanti a lei. Davanti a lei sorride sempre e lo fa con piacere e non per pietà.<br />
Io ci sono rimasto come uno scemo, con la bocca storta, in macchina, quando me l&#8217;hanno comunicato, e ho detto: “Porca miseria, ha partorito solo da pochi mesi…”. E poi, non ho saputo dire più nulla.<br />
Personalmente, non mi sono mai creato il problema di pregare. Stanotte, tra le coperte, ho sentito qualcosa o qualcuno che mi tirava fuori &#8211; a forza &#8211; dal cuore e dalla bocca delle parole, che unite erano simili ad una preghiera. Quello che posso dire è che il coraggio, la speranza e la lotta sono le armi che abbiamo e che Stefania &#8211; sto parlando proprio con te &#8211; ti sono vicino, ti voglio bene e prego per te.</p></div>
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	</item>
		<item>
		<title>Chi è tutta questa gente? (lettera a mio padre)</title>
		<link>http://jackanima.wordpress.com/2008/09/05/chi-e-tutta-questa-gente-lettera-a-mio-padre/</link>
		<comments>http://jackanima.wordpress.com/2008/09/05/chi-e-tutta-questa-gente-lettera-a-mio-padre/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Sep 2008 08:48:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jack Anima</dc:creator>
				<category><![CDATA[VSS - (Very-Short-Story)]]></category>
		<category><![CDATA[eroe]]></category>
		<category><![CDATA[lettera]]></category>
		<category><![CDATA[ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[padre]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordo]]></category>

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		<description><![CDATA[
Chi è tutta questa gente? (lettera a mio padre) 
(Jack Anima)
 
Quando sono arrivato al pronto soccorso, l&#8217;altra notte, ero pieno di rabbia. 
&#8220;Lei mi deve dire cosa diavolo è successo!&#8221;, ho detto ad un infermiere fermo sulla porta. 
&#8220;So solo che è uscita un&#8217;ambulanza…&#8221;.
E poi, un istante dopo, quei fanali grandi che salivano verso l&#8217;ingresso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=jackanima.wordpress.com&blog=1406618&post=27&subd=jackanima&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="center"><strong><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><img src="http://www.bodlife.com/images/side-father-son.jpg" alt="" /></span></strong></p>
<p align="center"><strong><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Chi è tutta questa gente? (lettera a mio padre) </span></strong></p>
<p align="center"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">(Jack Anima)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Quando sono arrivato al pronto soccorso, l&#8217;altra notte, ero pieno di rabbia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">&#8220;Lei mi deve dire cosa diavolo è successo!&#8221;, ho detto ad un infermiere fermo sulla porta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">&#8220;So solo che è uscita un&#8217;ambulanza…&#8221;.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">E poi, un istante dopo, quei fanali grandi che salivano verso l&#8217;ingresso e quelle figure che si muovevano dentro, frenetiche. Ricordo il rumore della barella sull&#8217;asfalto, come uno sferragliare del treno, amplificato dal silenzio della mattina presto, i boati delle portiere che si sono chiuse e il vociare del personale medico. Ti ho salutato dicendo a bassa voce &#8220;Ciao Pà&#8221;, alzando lenta la mano, e portandola in alto come in un saluto militare. Tu mi hai guardato come a dire &#8220;Ma chi è questo?&#8221;. In quel momento, lo giuro, sarei voluto morire. Sei scomparso, spinto da quelle mani estranee dietro una porta bianca, tappezzata di numeri del telefono, orari e uffici, e un &#8220;vietato l&#8217;ingresso ai non addetti&#8221;. Ti stavano portando via da me, da noi, e avevo paura che ti stessero portando via da tutti. Sono sprofondato su una sedia della sala d&#8217;attesa e ho fissato il pavimento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Esigevo risposte da chiunque passasse, sai bene come sono fatto io. E cosa ha avuto? Cosa gli farete? Dove lo state portando, adesso? E lei chi è? Lei è un dottore? Cosa vuole? Non mi tocchi! Attenti a come lo trattate! Vi denuncio tutti! Loro hanno capito che ero solo un figlio spaventato e mi hanno lasciato perdere. &#8220;Suo padre è stato ricoverato&#8221;, mi hanno detto dopo, &#8220;L&#8217;accompagno in reparto&#8221;.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Colorito bianco, naso affilato e bocca all&#8217;ingiù, eri triste. Letto bianco e freddo. Stanza d&#8217;ospedale. Parlo di mio padre, il mio grandioso, insostituibile, padre. <span> </span>Poi ci siamo ritrovati nella tua stanza, io e te, al quarto piano, neurologia. Abbiamo visto insieme l&#8217;alba da quella finestra, coi tetti delle case del centro storico, la cattedrale che con il campanile entrava su su, dentro il sole, palla di fuoco. Io ti stavo di fronte con le mani strette ai tubi di ferro del letto, e tu guardavi di lato, come se cercassi altre cose, altre persone, come se io non ci fossi. &#8220;Stai meglio papà? Senti dolore papà&#8221;, ti ho detto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">&#8220;Chi è tutta questa gente?&#8221;, hai detto tu guardando il muro e poi chiudendo gli occhi per riposare un po&#8217;. Avevi la bocca serrata come se volessi urlare la tua rabbia, quella dannata imposizione che non ti permetteva di riconoscere nessuno, di non capire dove e come stavi, in quegli istanti eri davvero solo al mondo e ti mancava tua moglie, ti mancavano i tuoi figli, gli animali che tieni in casa, ti mancava vederci tutti seduti a tavola nei giorni di festa, il profumo della carne arrosto, la tua tranquillità nel camminare per le vie del centro. Tutto era stato risucchiato da qualcosa di inspiegabile. Ti sono venuto più vicino, ti ho accarezzato la guancia. I tuoi occhi mi hanno guardato e ho pensato che brutta cosa sarebbe stata morire e non avere più la possibilità di guardarsi negli occhi, tu ed io.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">E anche se adesso sei preso a curarti, a sentire quello che i medici ti dicono, a dire la tua su una cura piuttosto che un&#8217;altra, io ti parlo. O meglio, ti scrivo, e tu sai che mi piace farlo. Sono sicuro. Questa lettera la leggeremo insieme quando uscirai e andremo insieme a comprare le pizze al forno, oppure quando commineremo di nuovo per il corso, io con passo sciolto come sempre, tu lento con le mani giunte dietro la schiena e ti racconterò di come è cambiato il paese durante questo tempo che hai passato in ospedale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Prima di lasciarti riposare ti dico solo un&#8217;altra cosa. Stamattina ho preso una decisione. Ho deciso che la prima cosa buona che farò da scrittore sarà per te. Sarà tutta tua, padre. Perché se adesso so impugnare una penna, se adesso so cosa significa e com&#8217;è importante comunicare, se la mia cultura, che tu mi hai dato, mi permette di avere delle idee chiare e di difenderle, se adesso sono così fiero di essere come sono, è merito tuo. E non c&#8217;è nessuna malattia che possa farmi cambiare idea, non c&#8217;è nessun altro padre che possa sostituirti.</span></p>
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	</item>
		<item>
		<title>The blackbird giggle on a tree (Il merlo ridacchia sull&#8217;albero)</title>
		<link>http://jackanima.wordpress.com/2008/05/05/the-blackbird-giggle-on-a-tree-il-merlo-ridacchia-sullalbero/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2008 12:06:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jack Anima</dc:creator>
				<category><![CDATA[poems]]></category>
		<category><![CDATA[bird]]></category>
		<category><![CDATA[honey]]></category>
		<category><![CDATA[jack]]></category>
		<category><![CDATA[literature]]></category>
		<category><![CDATA[soul]]></category>
		<category><![CDATA[telephone]]></category>
		<category><![CDATA[tree]]></category>

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		<description><![CDATA[
The blackbird giggle on a tree
(Jack Anima)
traduzione in inglese di Karin Santos
pubblicata sul sito gocce di poesia 
 
the blackbird giggle on a tree
and Peter, dying, sunday.
maybe he won&#8217;t call back.  
keep looking, honey!
keep looking!
he could be a room, a star, a galaxy,
a hand that caresses you, baby. 
your soul is black, mom.
i looked everywhere, mom!
not my [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=jackanima.wordpress.com&blog=1406618&post=26&subd=jackanima&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="center"><span><strong><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><img src="http://caccia45.altervista.org/turdus_merula.jpg" alt="" /></span></strong></span></p>
<p align="center"><span><strong><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">The blackbird giggle on a tree</span></strong></span></p>
<p align="center"><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">(Jack Anima)</span></span></p>
<p align="center"><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">traduzione in inglese di Karin Santos</span></span></p>
<p align="center"><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">pubblicata sul sito </span><a href="http://www.msplinks.com/MDFodHRwOi8vd3d3LmdvY2NlZGlwb2VzaWEuaXQvZ29jY2llZGlwb2VzaWEvaW5kZXgucGhwP29wdGlvbj1jb21fY29udGVudCZ0YXNrPXZpZXcmaWQ9MjEzMSZJdGVtaWQ9MQ=="><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">gocce di poesia</span> </a></span></p>
<p> </p>
<p><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">the blackbird giggle on a tree<br />
and Peter, dying, sunday.<br />
maybe he won&#8217;t call back.  </span></span></p>
<p><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">keep looking, honey!<br />
keep looking!<br />
he could be a room, a star, a galaxy,<br />
a hand that caresses you, baby. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">your soul is black, mom.<br />
i looked everywhere, mom!<br />
not my shade, mom.  </span></span></p>
<p><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">bird stops singing and<br />
telephone starts ringing<br />
and everything is nothing </span></span></p>
<p><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">hello? I&#8217;m Margaret, who you are?<br />
i&#8217;m Peter. Peter is a new Man, now.<br />
oh my god, it&#8217;s true?<br />
ya. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">suddenly, blackbird go away. </span></span></p>
<p align="center"><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span><strong></strong></span></span></span> </p>
<p align="center"><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span><strong><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">Il merlo ridacchia sull&#8217;albero</span></strong></span></span></span></p>
<p align="center"><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;"><span>(Jack Anima)</span></span></span></p>
<p> </p>
<p><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">il merlo ridacchia sull&#8217;albero<br />
Peter sta morendo, domenica.<br />
magari non chiama più. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">continua a cercarla, tesoro!<br />
continua a cercarla!<br />
può essere una stanza, una stella, una galassia,<br />
una mano che ti accarezza, piccolo. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">la tua anima è nera, mamma.<br />
ho guardato dappertutto, mamma!<br />
non è un colore che metterei, mamma. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">l&#8217;uccello smette di cantare e<br />
il telefono squilla<br />
e tutto è niente. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">pronto, sono Margaret, tu chi sei?<br />
sono Peter. Peter è un nuovo uomo, ora.<br />
ommioddio, è vero?<br />
si. </span></span></p>
<p><span><span style="font-size:x-small;font-family:Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif;">improvvisamente, il merlo va via.</span></span></p>
<p> </p>
<p> </p>
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		<title>Nessuna novità</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Apr 2008 12:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jack Anima</dc:creator>
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		<category><![CDATA[short story]]></category>

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		<description><![CDATA[         
 
 
          Le cose non andavano lisce. Io avevo un lavoro e mia moglie no.
          L&#8217;altro giorno sono rientrato a casa. Ho sentito il frigo che si chiudeva e il cassetto delle posate aprirsi e chiudersi.
          Sono entrato in cucina e l&#8217;ho salutata. «Sono tornato».
          Lei mi ha salutato. Ho preso dal frigo una birra e mi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=jackanima.wordpress.com&blog=1406618&post=15&subd=jackanima&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p align="justify">          Le cose non andavano lisce. Io avevo un lavoro e mia moglie no.<br />
          L&#8217;altro giorno sono rientrato a casa. Ho sentito il frigo che si chiudeva e il cassetto delle posate aprirsi e chiudersi.<br />
          Sono entrato in cucina e l&#8217;ho salutata. «Sono tornato».<br />
          Lei mi ha salutato. Ho preso dal frigo una birra e mi sono riempito il bicchiere.<br />
          «Bevi?», le ho detto.<br />
          Non ha risposto.<br />
          Luisa poggiava la sua pancia al lavandino di alluminio. Vedevo la sua schiena, i suoi fianchi, le sue gambe. Puliva sgombri, in silenzio. Un po’ di sole entrava ancora dalla finestra, filtrato dalle tende di cotone bianco ingiallite dai fumi della cucina. Sul fornello piccolo andava un bollitore con una tisana. Sul fornello grande, una pentola alta con grosse patate messe a bollire. Mi sono appoggiato al tavolo. Ho incrociato le gambe, ho incrociato le braccia.<br />
          Attendevo.<br />
          Attendevo, ancora.<br />
          Luisa ha tirato su col naso e si è gettata indietro i lunghi capelli neri con un gesto del capo, ampio e fiacco. Le ho guardato di nuovo le gambe abbronzate, i polpacci lunghi e stretti e i talloni più chiari e screpolati che poggiavano sulle ciabatte.<br />
          Ho poggiato il bicchiere sul tavolo.<br />
          «Novità?», ho detto io.<br />
          «Nessuna», ha detto lei, squarciando la pancia del pesce con un colpo secco.<br />
          Guardavo i suoi fianchi muoversi lenti, la gonna a fiori sulla pelle scura che si chiudeva in pieghe e si riapriva in liscio tessuto; sentivo il rumore delle forbici che squartavano la pancia dello sgombro, che ne distruggevano il fegato e il bulbo oculare. Luisa ha tirato su col naso di nuovo, si è passata il polso sulla fronte per asciugarsi il sudore ed è ritornata scrupolosa sullo sgombro.<br />
          «Ma proprio nessuna novità», ho detto io.<br />
          «Nessuna», ha detto lei.<br />
          Le novità dovevano riguardare un nuovo lavoro di Luisa. Il matrimonio non poteva andare avanti ancora per molto senza quel lavoro. Lo psicologo aveva aspettato già abbastanza per quello che gli dovevamo dare. Le bollette si accumulavano, l’affitto aumentava ogni sei mesi, il cibo cominciava a scarseggiare.<br />
          «Ma ti hanno telefonato almeno? Ti hanno detto qualcosa?», ho detto io.<br />
          «Niente, solo che era andato tutto bene… il colloquio… e tutto il resto…», ha detto lei.<br />
          Ha aperto la porticina sotto il lavandino e ha gettato dell’immondizia – carta per alimenti, bucce di patate e interiora di pesce -, l&#8217;ha richiusa con il ginocchio con fare isterico. Il rumore è risuonato per i quattro lati della stanza.<br />
          «Quindi nessuna novità… », ho detto io.<br />
          «Ma la smetti di chiedermi se ci sono novità?», ha detto lei, alterandosi, «Ciò che mi stressa di più è proprio quest’attesa! E’ passato ormai un mese da quel colloquio», ha continuato, «preferirei un no chiaro, e basta! Mi metterei l’anima in pace, non credi? O mi butterei giù da un ponte o la farei finita col gas…».<br />
          Poi, è tornato il silenzio.<br />
          Uno.<br />
          Due.<br />
          Tre secondi.<br />
          «Mi capisci, o no?», ha detto lei.<br />
          Ho guardato l’orologio. Erano le sei e venti. Le guardai i fianchi morbidi, il fondoschiena, la immaginai nuda.<br />
          «Non dire idiozie. Non perdiamo la testa, ora», ho detto io. «Ho visto l’assessore. Ha fatto di tutto per non incontrarmi. Eravamo al bar, ma niente, non mi ha guardato neppure, ma credo fosse occupato con altri tizi».<br />
          «E questa ti sembra una bella notizia?», ha detto lei.<br />
          Mi sono avvicinato alla finestra.<br />
          «Questo non è niente di buono, non è un buon segno, assolutamente», ha continuato, «Ce l’aveva assicurato quel lavoro. Che dovevamo stare tranquilli, aveva detto. Non ci dobbiamo più fidare di queste promesse elettorali, mai più!».<br />
          Ha preso uno sgombro e lo ha gettato nel piatto.<br />
          Ho spostato la tenda. Il nostro vicino stava parcheggiando l’auto in garage e sua moglie stava rientrando in casa con due buste di spesa. La volante della polizia passava lenta col lampeggiante spento; un cane ha annusato un albero, lo ha benedetto e ha continuato la marcia col suo padrone.<br />
          Lei continuava a pulire sgombri.<br />
          «… e come facciamo se non mi danno neppure questo lavoro?», ha detto.<br />
          Sono tornato nel centro della cucina e ho guardato gli sgombri morti nel piatto, la pentola bollire.<br />
          «Attenta! Che l’acqua bolle», ho detto io.<br />
          Ha spento il fornello.<br />
          «Facciamo come abbiamo sempre fatto», ho continuato, «tiriamo la cinghia e andiamo avanti».<br />
          «Ma io mi sono rotta a stare sempre così attenta quando facciamo l’amore, fermarci sempre sul più bello, sempre col pensiero di sbagliare. Io lo vorrei proprio un figlio!».<br />
          E&#8217; tornato il silenzio.<br />
          Uno.<br />
          Due.<br />
          Tre.<br />
          Quattro secondi.<br />
          Non sapevo più cosa rispondere. Un senso di nervosismo mi si ficcò in corpo. Impotenza, tristezza e sottomissione. Anch’io avrei voluto un figlio. Anch&#8217;io avrei voluto un vero motivo per svegliarmi la mattina, non solo per timbrare quel fottuto cartellino in fabbrica.<br />
          «Ma non si è neppure liberi di fare un figlio? Cacchio! Neppure questo ci è rimasto? Porca miseria!», ha detto ancora, sventrando l’ultimo sgombro. «Cosa ci è rimasto più? Solo dei miseri sgombri da pulire?», ha continuato alzando la voce, «Nessun viaggio, nessuno svago, neanche la gioia naturale di un figlio. Mi sento così inutile su questa Terra, cacchio…».<br />
          L’ho abbracciata da dietro poggiando il mio mento sulla sua spalla, le ho baciato il collo e le ho detto, «Non fare così, passerà… come tutte le tempeste, passerà…».<br />
          Ha posato lo sgombro nel lavandino, si è girata, singhiozzando.<br />
          Una lacrima di mascara era già sulla guancia. Sentivo la sua voglia di trattenere il pianto, lenti sussulti nella sua schiena. L&#8217;ho lasciata lì, a braccia conserte e rigide e lo sguardo basso. Si è asciugata le lacrime con il polso e, a bassa voce, singhiozzando, si è lasciata andare con un liberatorio «Voglio morire!».<br />
          Sono andato al telefono e ho chiamato l’assessore. Il suo telefono ha squillato, ma non ha risposto.<br />
Sono tornato in cucina.<br />
          Luisa mi ha guardato fisso. Io ho guardato lei. Occhi dannatamente lucidi.<br />
          «Cos’ha detto?»<br />
          «Non risponde nessuno»<br />
          Ha aperto il rubinetto e si è sciacquata le mani e il viso, poi si è asciugata con uno straccio.<br />
          «Ritelefonerà lui. L&#8217;assessore ci porta sul palmo della mano, ricordalo…», ho detto.<br />
          Sono andato a fare una doccia.<br />
          Mentre ero sotto l’acqua bollente, il telefono di casa ha squillato.<br />
          Luisa si è precipitata a rispondere.<br />
          «Pronto?»<br />
          Sono uscito dal bagno mentre mi frizionavo i capelli.<br />
          Luisa era già tornata in cucina.<br />
          «Era l’assessore?», ho chiesto io.<br />
          «Era mia mamma», ha detto lei.<br />
          «Ah, come sta? Novità?», ho detto io.<br />
          «No, nessuna novità», ha concluso lei.</p>
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		<title>Lei, Jack e il pollastro</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 15:42:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jack Anima</dc:creator>
				<category><![CDATA[VSS - (Very-Short-Story)]]></category>

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		<description><![CDATA[




Lei, Jack e il pollastro 
&#160;
Il tardo pomeriggio ci piaceva passarlo nel cortile di fronte casa. Rilassandoci, chi a fare una cosa, chi a fare un’altra. Stavamo bene insieme, nel senso che lo amavo e, seppur a tratti, mi sentivo riamata. 
Aveva il suo bel carattere. Intendo, i suoi sbalzi d’umore, la sua permalosità, ma lo amavo. E [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=jackanima.wordpress.com&blog=1406618&post=25&subd=jackanima&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div align="justify" style="margin-bottom:0;" lang="it-IT" class="western"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2"></p>
<p class="blogSubject"><b></b></p>
<p><b></p>
<div style="text-align:center;"><img src="http://www.biodiversita.info/images/civcont/ancona1.gif" /></div>
<p></b></p>
<p align="center"><b><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif">Lei, Jack e il pollastro</font> </b></p>
<p align="center" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Il tardo pomeriggio ci piaceva passarlo nel cortile di fronte casa. Rilassandoci, chi a fare una cosa, chi a fare un’altra. Stavamo bene insieme, nel senso che lo amavo e, seppur a tratti, mi sentivo riamata. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Aveva il suo bel carattere. Intendo, i suoi sbalzi d’umore, la sua permalosità, ma lo amavo. E anche quando non mi dava retta, mi sentivo sempre protetta, come se quello spago che ci legava non sparisse mai, e non si sfilacciasse neppure. E questo, a me, bastava.  </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">E anche per lui era lo stesso, gli bastava. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Lo scorso sabato, lo vedevo troppo sulle sue, nel senso che era poco sciolto, più del solito, come sempre troppo entusiasmato dai libri che leggeva. Nulla lo distoglieva dalla lettura, neppure il mio cantare o il mio passeggiare su e giù. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">I grilli intonavano melodie come perfette e melanconiche rock star e l’ombra pian piano si allungava verso la collina, e l’aria si faceva più fresca. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Sono tornata in casa per prendermi un golfino. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Jack era seduto sul muretto e leggeva Rimbaud. Sono tornata a curare le piante, travasare la terra e piantare le fragole. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">&#8220;Facciamo un gioco?&#8221;, ho detto, avvicinandomi a lui. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Ha abbassato gli occhiali sul naso e mi ha guardato. &#8220;Che gioco?&#8221;.  </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">&#8220;Facciamo che devi acchiappare un pollo&#8230;&#8221;, ho detto io, tornando subito seria, come se fossi intimorita dalla risposta che avrei potuto avere. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">&#8220;Io? Acchiappare un pollo? &#8220;, ha detto Jack, puntando l’indice sul petto,  </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">&#8220;Io&#8221;, ha ripetuto indicando se stesso, &#8220;Pollo?&#8221;, indicando il pollo. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">&#8220;Ma scherzi? Con queste mani qua? Devo prendere un pollo, io?&#8221;, ha aggiunto, guardandosi le mani. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">&#8220;Dai, provaci, sarà divertente&#8221;, ho ripetuto. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Jack è sceso dal muretto, ha posato il libro e si è avvicinato al primo pollo, quello più vicino.  </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Ero sicura che non l’avrebbe fatto.  </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Piccoli passetti. Nel silenzio solo il rumore dei suoi passi e lo sbattere delle ali dei pennuti. L’animale continuava a beccare a terra, ogni tanto si guardava in giro, come a cercare qualcosa da fare. Jack si è abbassato sulle gambe, ha disteso le braccia in avanti e le sue mani sono diventate come artigli. Muoveva le dita piano. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Io ridevo, parevo una bambina. Stavo lontano e guardavo Jack, goffo all’inverosimile. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">&#8220;Porco cacchio!&#8221;, ha detto Jack, &#8220;Porco cacchio, non ti muovere!&#8221;, ha ripetuto, rivolgendosi al pennuto con aria di sfida. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Il pollo gli ha dato di fondoschiena e ha continuato a beccare. Con piccoli passettini, Jack lo seguiva. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">&#8220;Coccoccoccodè&#8221;, ha fatto Jack, &#8220;Sporco pennuto, dove scappi? Ti piacciono le patate al forno?&#8221;. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Non riuscivo a non ridere, era tutto incredibile. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">&#8220;Gli devi parlare con gentilezza&#8221;, ho detto io, &#8220;Devi fargli capire che </font><i>tu</i><font size="2"> sei suo amico, altrimenti non lo prenderai mai&#8221; </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">&#8220;Io, amico di un pollastro, ma scherzi?&#8221;, ha detto, &#8220;Io, Jack, lo scrittore Jack Anima, amico di un pollo? No, no, no! Mai!&#8221; </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">&#8220;Mioddio, Jack! Quanto ti amo!&#8221;, ho detto io, senza sapere minimamente perchè l’abbia detto proprio in quel preciso istante. </font></span></p>
<p align="justify" style="text-indent:35.4pt;text-align:justify;margin:0;" class="MsoNormal"><span style="font-family:Verdana;"><font size="2">Lui ha lasciato andare via il pollo, si è avvicinato e mi ha baciata con una abbraccio che non avevo sentito mai. </font></span></p>
<p></font></span></div>
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		<item>
		<title>Jack Anima intervistato da Davide Giansoldati</title>
		<link>http://jackanima.wordpress.com/2008/03/08/jack-anima-intervistato-da-davide-giansoldati/</link>
		<comments>http://jackanima.wordpress.com/2008/03/08/jack-anima-intervistato-da-davide-giansoldati/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 Mar 2008 17:18:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jack Anima</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;intervista di Davide Giansoldati a Jack Anima, sulla scrittura creativa.
qui
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>L&#8217;intervista di Davide Giansoldati a Jack Anima, sulla scrittura creativa.</p>
<p><a href="http://creativascrittura.blogspot.com/2008/03/trucchi-e-sfida-di-intervista-con-jack.html">qui</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/jackanima.wordpress.com/24/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/jackanima.wordpress.com/24/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/jackanima.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/jackanima.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/jackanima.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/jackanima.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/jackanima.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/jackanima.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/jackanima.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/jackanima.wordpress.com/24/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/jackanima.wordpress.com/24/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/jackanima.wordpress.com/24/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=jackanima.wordpress.com&blog=1406618&post=24&subd=jackanima&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Biografia</title>
		<link>http://jackanima.wordpress.com/2008/02/26/biografia/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 09:34:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jack Anima</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varius]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il mio nome è Jack.
Sono nato non tanto tempo fa e non sono ancora morto.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img src="http://jackanima.files.wordpress.com/2008/02/jackavatar.thumbnail.jpg" alt="jackavatar.jpg" /></p>
<p>Il mio nome è Jack.</p>
<p>Sono nato non tanto tempo fa e non sono ancora morto.</p>
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